Baresità e Maresità

Nelle 5 foto che avrete modo di osservare, troverete l’espressione migliore della “Maresità”.
Ci troviamo  nel  porticciolo di Bari compreso fra il Molo Sant’Antonio e il Circolo Canottieri Barion. Il luogo si chiama “ndèrre la lànze” oppure “ndèrre àlla lànze”.
E’ praticamente  la parte dove vengono tirate in secco le barche, dove si riparano le reti, dove si revisionano le barche da pesca e dove c’è un florido mercato del pesce appena pescato.
Vogliamo  raccontarvi  la “preparazione” del polpo prima di metterlo in vendita. Appena pescato, il pescatore inizia a “sbatterlo” con molta forza per terra, sulle  chianche, che costituiscono la pavimentazione in calcare compatto, vedi Fig.1, Fig.2, Fig.3.  Questa operazione serve per  “rompere le fibre del polpo, per poterlo rendere molto gradevolmente mangiabile. In Italia ci sono molti paesi sul mare dove questa operazione non è praticata, con il risultato di avere dei polpi duri da mangiare.
Terminata l’operazione di sbattitura, a discrezione del pescatore, il polpo viene “poggiato” a terra e sbattuto con una spatola di legno, Fig.4.
A questo punto, l’operazione finale, a mio avviso la più bella da osservare. Si pone il polpo ormai tutto informe su una canestro con i bordi bassi, detto spanèdda, e si imprime con le mani al canestro in questione, un movimento avanti e indietro e rotatorio. Dopo qualche minuto il polpo ha ripreso la sua fisionomia, Fig.5, con la differenza che è diventato tenerissimo. I baresi lo mangiano crudo oppure bollito nell’acqua sua stessa condito quindi con olio e limone. Una vera, magnifica sciccheria.
Ringrazio di cuore il giornalista Vittorio Polito per avermi permesso di pubblicare tutte le fotografie sulla”sbattitura del polpo”. Per saperne di più, consiglio  il libro dello stesso Polito, “Baresità e…maresità”,  copertina del caro amico, il Maestro Michele Damiani, Levante Editori in Bari.

Fig.01
 
Fig.02

Fig.03

Fig.04

Fig.05

Fig.06