Definizione di Arte

Tutto è iniziato quando mi accorgevo che le mie colleghe e i miei colleghi prof di Storia dell’arte e, sopra ogni cosa, fra i critici d’arte, che lavoravano con me nelle Accademie di belle arti italiane, mi guardavano in tralice quando chiedevo loro che cosa intendessero per arte, e, conseguentemente quale fosse per loro il ruolo degli artisti nel proprio tempo. Quasi nessuno mi ha mai riposto, o meglio, nessuno si è presa mai la “responsabilità” di compromettersi con una propria definizione. Forse era l’atteggiamento giusto, ma che si trasferiva nell’ambigua zona dell’ambiguità e dell’insipienza il momento esatto in cui non mi spiegavano il perché delle loro reticenze. Forse erano persone  scioccamente  aristocratiche oppure insicure? Mah!
Mi accorgevo inoltre, che neanche ai loro studenti gradivano parlare di questo argomento. Qui non faccio commenti anche se penso malignamente che per loro era importante tenere in una qualche forma di soggezione i futuri artisti, che a loro volta, avevano delegato, e scioccamente talora continuano a farlo, agli storici e ai critici la conoscenza approfondita della propria storia.
franz falanga 

Le prime tre definizioni di arte che leggerete qui, di tutte quelle che sto per elencare di seguito, mi sono state fornite da Marshall McLuhan ne La Galassia Gutenberg. Ma ecco qui tutte le definizioni medesime:

  1. 1
    In una sua introduzione alle opere di Dante riservata agli inglesi, Paolo Milano così scrive: per lui (Dante) l’arte è la forma che la verità assume quando viene intieramente percepita.
  2. 2
    Shakespeare
    nel sogno di una notte di mezza estate così scrive (la traduzione è di Giulia Celenza) L’occhio del poeta / volgendosi in sublime frenesia, / mira di terra in ciel, di cielo in terra, / e al modo che la mente va formando / idee di cose ignote, ei colla penna / le configura, e la dimora e ‘l nome / conferisce a un nulla evanescente.
  3. 3
    Bacone
    poi ha dato la sua definizione di arte scrivendo che è dovere dell’arte perfezionare ed esaltare la natura. E qui terminano le definizioni trovate su Marshall McLuhan.
  4. 4
    G.B. Marino
    , tanto tempo fa, nel XVII secolo, scrisse che il fin della poesia (dell’arte)  è la meraviglia. Parrebbe che ancora all’oggi questa definizione sia ancora buona. Ma che tipo di meraviglia?
  5. 5
    Cos’è l’arte? Prostituzione. Come definizione mi pare inquietante. E’ di Charles Baudelaire.
  6. 6
    Arthur Schnitzler
    ha dato una particolare definizione dell’artista che è la seguente: Essere artista significa saper levigare le ruvide superfici del reale fino a renderle così lisce da rispecchiare tutta l’immensità, dalle altezze del cielo fino ai baratri dell’inferno
  7. 7
    La definizione di Wladimir Majakovskij: L’arte non è uno specchio per riflettere il mondo, ma un martello con il quale colpirlo. è emblematica del periodo storico nel quale è stata scritta.
  8. 8
    L’ottava è del grande Bertold Brecht ed è di estrema lucentezza: Tutte le arti contribuiscono all’arte più grande di tutte, quella del vivere.
  9. 9
    Il regista e scrittore Mario Soldati disse che l’arte aiuta a vivere.
  10. 10
    Frank Zappa
    ha detto che tutto quello che è contenuto in una cornice è arte.
  11. 11
    L’undicesima è dell’architetto Vittorio Gregotti:“…L’arte però non è comunicazione ma rivelazione di frammenti di verità...”.
  12. 12
    Mi permetto di aggiungere, con parecchia superbia, ciò che penso io Franz Falanga sia il fenomeno arte: “un’opera dell’ingegno, che dia un minimo di coinvolgimento puramente emotivo, e che possa avere la caratteristica di essere stata messa in circolazione per la prima volta, è forse da ascriversi al fenomeno che comunemente viene definito “arte. Gli artisti però sono quelli che riescono a guardare al futuro con anni e anni di anticipo e che perciò sono in grado di predire il futuro dell’umanità. La presenza degli artisti sulla faccia della terra significa che nel luogo dove sono presenti, quanto meno non ci sono guerre. Gli artisti sono come le api, sono gli indicatori della buona salute dell’ambiente. I primi a scomparire durante una guerra guerreggiata sono gli artisti. Avete mai visto mostre d’arte a Stalingrado, Sarajevo, Bengasi, durante le rispettive  guerre? ”.
  13. 13
    Ma ecco la tredicesima interessante definizione data da Antonio Gramsci quando parla della poesia: “Non esiste che l’opera d’arte, noi e il maestro che ci guida. La nostra umanità è tutta tesa al bello e solo questo sente. La presa di possesso è rapida, immediata. E’ un uomo che si avvicina ad un altro uomo e lo sente rivivere in sé come tale e poi come creatore di bellezza. La parola non è più elemento grammaticale, da casellare in regole e in ischemi libreschi; è un suono, è una nota di un periodo musicale che si snoda, si riprende, si amplia in volute leggere, aeree che ci conquistano lo spirito e lo fanno vibrare all’unisono con quello dell’autore.
  14. 14
    Mi piace ancora segnalare una quattordicesima definizione dell’arte data da Norman Mailer: “Il fine ultimo dell’arte è di intensificare persino, se necessario, di sviluppare la coscienza morale della gente”.
  15. 15
    Ho trovato fra i miei appunti un’altra bella definizione (la quindicesima) che mi diede il caro professor Luino diversi anni fa all’Accademia di belle arti di Venezia: “l’arte è capacità di essere lungimirante”.
  16. 16
    Ma anche lo straordinario Paolo Conte nella sua canzone Blu Tango ha dato dell’arte un definizione ch merita di essere riportata: “…l’illusione di capire con l’arte il vivere e il morire…
  17. 17
    Un’ulteriore considerazione, la diciassettesima, quest’ultima di Pablo Picasso: “l’artista è un ricettacolo di emozioni che arrivano da ogni direzione, dal cielo, dalla terra, da un pezzetto di carta, da uno sconosciuto che passa, da una ragnatela”.
  18. 18
    Mi piacer segnalare ancora una ulteriore definizione data da Beppe Sebaste apparso su l’Unità di venerdì 1° febbraio 2008 dal titolo Caccia all’”Arte”, per non metterla da parte. In questo articolo veramente denso e per certi versi molto stimolante ho letto alcune frasi che qui riporto integralmente e che possono ulteriormente dare il segno di una temperie culturale molto affascinante. Ecco qui dunque le frasi in questione: “…l’arte è tutto ciò che viene chiamato arte, l’arte è, per definizione,  un oggetto riconosciuto come tale da un gruppo di persone, le opere d’arte sono oggetti sociali un po’ speciali, l’unica cosa che contraddistingue l’arte è la firma, cos’è accorgersi di qualcosa?
  19. 19
    Ancora un’altra definizione trovata su un intrigante articolo di Christian Raimo apparso su Liberazione di domenica 30 marzo 2008 dall’emblematico titolo “Siamo tutti artisti? Ma non dite stronzate”. In questo articolo molto intrigante si parla di un personaggio a cui, in un treno regionale che collega Roma con Viterbo, spesso capita di incontrare un giovane procacciatore di aspiranti attori, aspiranti veline, aspiranti a una rapida carriera televisiva che senza alcuna obiezione si dicono disposti a sottostare a probabili o improbabili provini pur di intraprendere la carriera dell’artista. Non riporto qui di seguito tutto l’articolo ma mi pare interessante estrapolare una considerazione del giornalista che qui ricopio integralmente :”…oggi…la creazione artistica –l’arte fuor di virgolette- non ha in sé un valore che s’interroghi, che si ponga in modo critico, trasformativo, inventivo rispetto non dico al mondo, al proprio posto nel mondo, alla società, etc…ma a quelli che sono i mezzi di produzione e i canali di comunicazione: l’arte è oggi appunto una competenza come un'altra…” 
  1. 20
    Ecco un’altra interessante definizione dello scrittore Antonio Tabucchi che l’ha data a Paolo Di Paolo nel periodo di tempo compreso fra il luglio e l’agosto del 2011. Eccola qui: “Sono convinto che, nonostante la stagione di crisi politica ed economica, la produzione artistica italiana degli ultimi anni – letteraria, cinematografica – sia di ottima qualità, e che non sfiguri al confronto con quella di altri paesi europei. Anzi. Quanto poi questa qualità artistica possa avere influenza su una situazione difficile dal punto di vista civile e morale, non so. Gli artisti sono sempre piccoli David di fronte a un enorme Golia. Non sono loro a far cadere i regimi, ma vivendo nell’Attuale, nel loro tempo, nel loro “ora”, se non altro ne osservano le storture; se non altro, tentano di capire il perché e il quando delle cose, di ciò che non va. E capire è già molto. Con un cerino gli artisti illuminano l’oscurità, in tempo per mostrare a chi abbia occhi quando il sentiero percorso è sull’orlo dell’abisso”.
  2. 21
    Ascanio Celestini verso la seconda metà dell’agosto 2011, nella trasmissione in onda condotta da Luisella Costamagna e da Gianluca Telese ha detto: “Gli artisti producono strumenti utili a muoversi nella realtà”.
  3. 22
    Ecco qui ancora una definizione che ho letto su l’Unità di giovedì 8 settembre 2011. L’ha data la giornalista Maria Novella Oppo: “Il compito degli artisti forse non è quello di renderci migliori, ma sicuramente è quello di interrompere il corso delle nostre abitudini con la folgorazione di un pensiero”.
  4. 23
    Eccovi qui Mediterraneo un gran bella definizione dell’arte messa in versi. E’ dell’architetto friulano Franco Romano Falzari

Mediterraneo
l’artista 
guarda il mare aperto
consuma sentimenti dove lo sguardo dilaga 
e la terraferma 
tramonta prodiga di sogni
Ed esplorando la superficie 
lacera il futuro 
dialoga con la sua metamorfosi
dentro 
silenziosa
ma si specchia sul piano brillante
e libera i nervi 
a lungo compressi dal rancore 
per le sozzure che assediano
l’esistenza
L’artista in un crescendo eroico
progetta altre distese chiare 
d’albe con mille sapori
da far fiorire nei giorni
immagini 
che il mare suggerisce perché ha in sé
sino all’orizzonte
inafferrabile
che contiene la felicità della creazione
e tragedie 
di cui si conosce solo 
il gelo per la notizia sfuggita
L’artista spazia sulla superficie
ma non scende nell’abisso
nelle profondità che minacciano l’anima
e i suoi misteri
li teme come la peste
e nulla
nemmeno la rivoluzione 
che egli porta dentro di sé
sarà una difesa
L’artista allora 
immagina il buio profondo
e i destini compiuti
di molti uomini alla ricerca solo di pane
schiavi della nostra era
massacrati dall’ingordigia
di chi uomo non è
e perduti nello stesso mare 
fonte dei sogni incauti che saturano 
l’umanità

    24
  1. Ancora un’altra definizione molto interessante del ruolo dell’artista nella società dataci dalla scrittrice Federica Manzon seconda classificata al Premio Campiello 2011: “La promessa più grande che un artista possa fare al suo pubblico è quella di mostrare la realtà com’è sotto i nostri occhi e come non l’avevamo mai vista”  
  2. 25
    Una definizione dell’arte data il 5 ottobre 2011 a linea notte su RaiTV3 da Achille Bonito Oliva: “L’arte serve a massaggiare il muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva”.
  3. 26
    Qui di seguito leggerete una definizione datami, oggi 2 gennaio 2012, da Massimo Bonfatti, uno dei giovani grandi creatori di fumetti italiani. "Forse l'arte è semplicemente la capacità di gioco che perdura nell'età adulta, e serve per consentire alle persone di continuare ad evolversi da tutti i punti di vista, ricavandone piacere".
  4. 27
    Ed eccovi la definizione di arte datami oggi 11 gennaio 2012 da Marilena Nardi, giovane disegnatrice e illustratrice d’eccellenza, che illustra con vignette su il Fatto Quotidiano la vita politica italiana:  

“Di sicuro l'Arte mi ha salvato la vita. Penso che una vita fatta solo di lavoro  più o meno faticoso, non importa, spesa per il lavoro stesso, per i soldi o il potere, senza qualcos' altro che rischiari l'animo, sia una vita meschina. Non amo l'arte fatta solo per il mercato ma quella intesa come una forma nobile di  comunicazione e strumento di ricerca e riflessione.
Apprezzo molto le arti "minori", quelle che si manifestano nelle cose, negli oggetti fatti bene, perché sono arti  "utilizzate" e non solamente "contemplate" e proprio per la loro vicinanza quotidiana, capaci di incidere e modellare  persone e società.
Un oggetto ben studiato, ben realizzato, modifica in modo lieve ma decisivo il pensiero, il sentire e la vita delle persone. Mi fa rabbia vedere in giro, nei negozi, nelle case, nelle città, quintali di cose brutte, inutili, che assorbono lo sguardo e storpiano il pensiero. 
Penso che  dovremmo produrre bei libri, belle musiche, bei film, belle sedie, belle lampade, bei parchi, belle strade, bei treni, belle città. Per lo meno dovremmo provarci! Sicuramente saremmo tutti autenticamente più belli. Penso che un ulteriore compito dell'artista sia impegnarsi affinché tutto ciò divenga accessibile e non destinato a pochi fortunati. Andrebbe insegnata l'estetica praticata. Così come si insegna a far di conto e a scrivere due righe su un foglio, così si dovrebbe insegnare a capire che l'arte non è un accessorio di lusso per pochi ricchi o illuminati, ma qualcosa che davvero rende l'uomo "umano".
Credo che l'Arte, oggi, possa essere una forma laica di spiritualità e al contempo uno strumento di trasformazione concreta”

    28
  1. Riporto qui la definizione datami da Luca Mercalli, climatologo.
    Per me è arte la sublimazione del vero, e soprattutto della natura. Il vero è talmente stupefacente, talmente meraviglioso che abbiamo bisogno di un'interpretazione per riviverlo con calma, per fissarlo nella mente e nel cuore. Quando il mio occhio guarda la foresta innevata, la montagna dorata al tramonto, i colori dell'autunno, ma anche un'armonia architettonica o un oggetto, è come distratto da mille sensazioni sovrapposte, il contesto, i suoni, gli odori, il prima e il dopo. Talvolta è troppo e nella mente ne resta solo una parte. L'arte filtra l'essenza di un momento e lo ripropone per sempre. L'arte rappresenta ma non fotografa.  Penso al concetto di freddo? E' tutto contenuto nella sera alpina di "Ritorno dal bosco" di Segantini. Penso a Venezia? I cieli di Canaletto e Carlevarijs. E non solo arte figurativa, ma pure letteraria. Ancora il freddo? Gli ha dato vita Buzzati nel Segreto del bosco vecchio. La neve? E' quella dell'altopiano descritta da Rigoni Stern. Il giardino? E' quello di Hermann Hesse a Montagnola.
  2. 29
    E questa è la definizione dell’arte dell’attore datami da Vito Signorile, magnifico attore barese che ha la notevole capacità di usare in egual misura il dialetto e la lingua italiana:  Il compito di un attore è quello di offrire con il proprio personaggio un qualificato contributo alla “narrazione” di una storia, al trasferimento di un’emozione. Tanto più ricco sarà il bagaglio di conoscenze dell’animo umano da parte dell’attore, tanto più grande sarà il coinvolgimento del pubblico che, soddisfatto, si lascerà trasportare nella storia, sarà grato delle emozioni ricevute. Credo che una delle più importanti qualità di un attore sia la capacità di osservare tutto ciò che lo circonda. La natura, gli umani di tutte le età e condizioni, gli animali, i fiori, sé stesso e le proprie esperienze di vita vissuta, le proprie emozioni, il proprio animo. Tutto quello che un attore “osserva”, prima o poi gli offrirà uno spunto interpretativo e lo aiuterà a rendere verosimile la propria interpretazione e il proprio personaggio. Interpretare un personaggio completamente diverso da sé per fisico e carattere è relativamente facile se l’attore, da buon osservatore e imitatore, mette a frutto il proprio bagaglio. Ben più difficile è il compito allorché si entra nell’ambito delle emozioni. Spesso l’esigenza di verosimiglianza coinvolge a tal punto l’interprete che un riso o una lacrima diventano veri e creano un nodo in gola mettendo a dura prova la capacità di autocontrollo che pure resta fondamentale tra le prerogative di un bravo attore. L’allenamento e lo studio quotidiano deve essere finalizzato al più completo controllo del corpo, della parola, del silenzio, del gesto, per poter diventare maestro della comunicazione e moltiplicare le proprie capacità di “catturare” l’attenzione del pubblico. Le materie di studio imposte dalle nostre accademie, dalle scuole di recitazione, riconosciute e non, pur offrendo una solida preparazione di base, hanno gradualmente escluso discipline come scherma, equitazione, musica perciò in Italia attori cosiddetti completi e cioè in grado di recitare, cantare, ballare, dare di scherma ecc. sono da considerare fenomeni rari, mentre altrove sono la regola. La passione e la magia del palcoscenico che spesso imprigionano, comunque spingeranno i veri talenti a crearsi e moltiplicarsi le occasioni di studio e di arricchimenti per fare della professione dell’attore un’Arte
  3. 20
    Questa volta la definizione ce la fornisce il sassofonista barese Roberto Ottaviano, musicista e docente jazz, un grande jazzista a livello mondiale: Arte è un caso. Che accade tra una serie programmata di eventi. Il luogo in cui accade, sottende una preparazione lunga, sofferta, un anelito costante. Giunge inaspettata senza previsione e spesso senza consapevolezza, per cui talvolta non accorgendoci della sua presenza, finiamo col relegarla tra gli scarti, i residui, privilegiando un certo ordine e una voluta perfezione. Ma essa arriva, se e quando arriva, a parlarci di ciò su cui non avremmo mai pensato di soffermarci. E’ un cuore ed una visione che anticipa i nostri passi, precisi e meticolosi. E’ lo scarto improvviso di SATCHMO sull’accordo di FATHA. E’ il giardino ZEN nel ventre dell’architetto.
  4. 21
    Siamo arrivati al 12 gennaio 2012 e vi offro la definizione di Sergio Staino gran facitore di editoriali disegnati che appaiono quotidianamente su l’Unità: Esprimere in forma concreta e, quindi, trasmissibile le emozioni che attraversano la società e che i singoli intuiscono in forma confusa e spesso incomprensibile.
  5. 32
    Ancora una definizione fornitami dall’acquerellista di alta eccellenza Silvia De Bastiani, feltrina: ... chi sono? dove andrò? che significa ARTE?!... non ho risposte. non ne avrò domani. capirò un po' di più ogni giorno ogni esperienza ogni scelta ogni pensiero ogni incontro un po' alla volta lentamente ancora facendo pensando osservando ascoltando crescendo ricevendo ancora e domani. Se già sapessi cos'è l'arte non farei l'artista. P.S. immediatamente qui sotto noterete I suoi splendidi acquerelli delle Dolomiti.

    33
  1. Ed ecco la definizione datami da Annika De Tullio, scenografa e fotografa di Bari. Annika De Tullio è il nuovo filo d’erba del nuovo Bauhaus, una cultura bruscamente troncata dal nazismo, nel campo della didattica, riferita ai bambini. In questo elenco le giovani donne sono la speranza di chi scrive. 

Un filo d'erba. Un quadro di Picasso, un formicaio, la gente che ama il                 silenzio. Il mare e il maestrale, un tramonto di fine gennaio. La voce di mio figlio che canta una canzoncina di un cartone animato. Una parte della mia città. Il contrario dell'altra faccia della mia città. Una vecchia Pentax e il suo rullino in bianco e nero. L'odore della carta fotografica, del rilevatore, del diluente, della sabbia, dei colori ad olio, della terra bagnata, delle tele un po' ammuffite. I colori di Caravaggio, degli occhi dei bambini, del mare in tempesta e di quello calmissimo quando si unisce al cielo, i rossi di Toulouse Lautrec, gli ori di Klimt, i vuoti di Fontana e i pieni di Burri. I suoni del vento, quelli degli uccelli e di Mozart, Chopin e quelli delle mani di mia madre che lavano i piatti, quelli di Allevi e di tutta la musica jazz. La canzone degli Zonzoli, la prima che ha cantato mio figlio. La sera dei miracoli cantata dal vivo con l'orchestra da Lucio Dalla. Il cd Il Viaggio di Concato. Gli occhi di Frida, di Padre Pio e di mio padre. Lo sguardo di Van Gogh, di Bernini e di Michelangelo, di Pippi Calzelunghe quando incontra il padre dopo tanto tempo, quello della Gioconda e quello di Shakespeare, quello del mio cane e quello dei bambini felici, quelli di Daniele identico al mio. La risata di mio figlio e di mio marito. La marcia nuziale e l'Ave Maria di Schubert. Una buona mangiata di ricci e pane in riva al mare. La buona educazione. La sana follia. Totò e Alberto Sordi, Monica Vitti e Cindy Crawford. Gli album di famiglia, le scatole dei ricordi, la perdita di memoria.
Penso di aver dimenticato qualcosa ma in linea di massima è tutta qui.

    34
  1. Ancora una definizione di una giovane donna, anch’essa meridionale, di Bari. Sto parlando di Rosa Lorusso, costumista teatrale e cinematografica. Il suo ultimo film Un Milione di giorni  di Manuel Giliberti, allego una foto di Piera Degli Esposti.   http://www.youtube.com/watch?v=5CXBXarokwM

Escludendo tutto quello che non è prodotto dall'uomo, si potrebbe dire che arte è tutto quello che è realizzato raggiungendo la perfezione tecnica. A questa definizione aggiungerei...e che produce nel fruitore un sentimento. A secondo della nostra istruzione, esperienze, collocazione geografica, propensione estetica al bello (che include il bello dell'orrido), inevitabilmente caricheremo una espressione artistica di significati, ai quali va aggiunto il passare del tempo, l'unicità, quello che può significare per una determinata società e purtroppo oggi più di ieri il valore economico e commerciale. Quello che ammiriamo nei musei e che era artigianato in età classica, per noi è arte. Per me è arte un velluto rinascimentale, così come una fotografia o un brano musicale che ti tocca il cuore.

  1. 35
    Ancora una giovane donna, vive e lavora a Trani (BA). Storico dell’arte, organizza mostre ed eventi culturali in terra di Puglia. Si chiama Alessandra Boccuzzi. Ecco la sua definizione: L’arte è espressione concreta e immateriale di una emozione. L’arte è la manifestazione di una emozione e/o elaborazione del pensiero attraverso un’abilità tecnica, manuale e intellettuale, che può essere goduta, condivisa, fruita. Questa “produzione” (dal latino “portar fuori”) nasce infatti dall’anima e ha quindi origine da una istanza astratta dello spirito: ispirazione o riflessione. Ma ha una duplice valenza: concreta e immateriale perché il “prodotto artistico” ha la capacità potenziale di andare al di là della propria concretezza. L’istanza di espressione ha pertanto sempre e comunque origine nell’esperienza dell’artista, viene elaborata dalla sensibilità dello stesso, trova il medium nella produzione materiale e va ad abitare nel fruitore, creando così un circolo virtuoso di elaborazione del pensiero umano. L’arte è infine un valore assoluto perché ciò che concretamente la rappresenta è qualcosa di “infinito”, nel senso di “non finito”, che va al di là del tempo e dello spazio della creazione.
  2. 36
    Un’altra definizione datami da Manuela Lupis, grafica ed illustratrice barese.

L’Arte è un lievissima apnea del cervello.

  1. 37
    Una definizione data da una giovane donna trevigiana, Eleonora Del Grosso, diplomata in pianoforte, con laurea di primo livello in filosofia e jazzista di eccellenza:   Arte è tutto ciò che risulta dalla facoltà umana di riformulare l’usuale in modo  inusuale, secondo un impulso dell’immaginazione che soddisfa il motto: credere per vedere.
  2. 38
    Siamo a domenica 15 luglio 2012 ed ecco una nuova definzione data dal regista Emanuele Giliberti. Arte è tutto ciò che non ha bisogno di spiegazioni per colpirci, interessarci, attirarci, commuoverci, irritarci, farci pensare o semplicemente respingerci verso l'altro. Arte è ciò che non capiamo o è ciò che comprendiamo con facilità, arte è tutto ciò che esiste e tutto ciò che l'uomo crea. Non sempre la creazione dell'uomo è utile o necessaria ma non è mai ingiustificata... ciò che esiste in natura ha invece una sua ragione d'essere ma spesso non riusciamo a comprenderla, non nella essenza almeno. E sempre cerchiamo, da sempre di essere noi l'arte ponendoci al centro di qualcosa che proporzionalmente è tutto il nostro mondo e saremo artisti nella vita, nel mestiere, nel comportamento, nell'esperienza umana e dopo di noi, come già prima di noi qualcosa dell'operato di qualcuno sarà detto arte.......
  3. 39
    Siamo a mercoledì 1° agosto 2012, ho scoperto una bella definizione di Picasso: Ci sono pittori che trasformano il sole in una macchia gialla. Ci sono pittori che trasformano una macchia gialla nel sole.
  4. 40
    Siamo ancora di mercoledì primo agosto, fuori impazza il solleone, avevo visto su l’Unità di ieri 31 luglio 2012 un articolo che mi interessava. L’ho letto poco fa. L’autrice dell’articolo è Flavia Matitti. Il titolo è abbastanza lungo, vi copio il titolo a caratteri grandi Nei Luoghi di Christo. Nell’occhiello del titolo ho intravisto una definizione dell’arte di questo artista che non so se l’ha data Christo personalmente oppure se l’ha data chi ha scritto il titolo oppure se l’ha data Flavia Matitti. Propendo per quest’ultima soluzione. Mi è parsa degna di esser segnalata e immediatamente la segnalo. Eccola: La forza delle creazioni (penso di Christo n.d.a.) è la capacità di cambiare il modo di percepire un luogo e di imprimersi per sempre nella memoria.
  5. 41
    Eccovi una definizione molto interessante datami da un giovane scenografo e illustratore veneziano che si chiama Giorgio Finamore:

Se poi mi dici che parti da Dante, e arrivi a Giorgio Finamore (ehehhe), mi          vengon anche un po' di brividi per quel che potrei dire e che tu documenterai!!Il più delle volte poi si scrivono delle banalità... quindi potrei essere poetico con frasi tipo "l'arte è il nero recondito desiderio nascosto tra gli spiragli del vento nel deserto sotto le rose bagnate di rugiada mattutina e svariate pisciate di cane..." o direttamente funzionale dicendoti "l'arte è un lavoro, e di questi tempi è anche una condanna!!".Ma ci provo e ti invio una risposta più normale, e per questo, ritorno al punto di partenza, forse anche banale. Secondo me l'arte è l'espressione dell'animo umano, e chi la pratica ha il dovere di rappresentare con la sua estetica questa espressione. A questo punto è accaduto un fatto extraordinario, Finamore mi ha riscritto ed eccovi qui il suo secondo messaggio: Ho in mente da qualche giorno il concetto di "trofeo", dato che sto facendo, fra le miriadi di cose, anche una scultura per l'arredamento della mia casa, che ti farò presto vedere... ed è, come si dice "una gran bella gatta da pelare".
Quindi pensando al "trofeo", mi piaceva anche la definizione che l'arte sia una grande e tormentata scena di caccia che si svolge nella nostra mente, e che l'artista talvolta riesce a portare a casa il suo trofeo. Sembra forse un po' lugubre, e poi evocare la caccia non è sempre bello, ma è però ancestrale come l'arte... Se ci pensi, l'opera d'arte noi la inseguiamo "viva" nella nostra mente, nell'immaginazione, ma quando la rappresentiamo è sempre "fissata", "raggelata", forse anche un po' morta rispetto al sogno che si aveva di lei. E' come nel finale del Decameron di Pasolini, quando il pittore (Pasolini stesso) dice ... "Perché realizziamo delle opere, se è così bello soltanto sognarle"... mi pare fosse questa la frase! Come la vedi?

    42
  1. Stuart Davis. Forse il primo vero e autentico pittore americano del 900. Nato nel 1892 e morto nel 1964. Il suo primo quadro risale al 1912. E’ agevolmente comprensibile che ha rappresentato l’America da prima della Prima Guerra Mondiale fino a quasi dieci anni dopo il termine della Seconda Guerra Mondiale. Stuart Davis è sempre stato un grande appassionato di Jazz, specialmente di Earl Hines. Davis il jazz e l’ambiente americano erano una cosa unica, forse questa potrebbe diventare la sua definizione di arte. Per Davis l’arte è ciò che svela la realtà.  Davis ha detto testualmente che “l’arte non era una questione di regole e tecniche, ma l’espressione di emozioni e idee sulla vita del proprio tempo.” Aggiungeva inoltre, e questo va rimarcato, che, così come nella musica jazz, qualsiasi pregiudizio di superiorità razziale, nazionale o di classe, nell’arte non trovava il terreno adatto per svilupparsi”. Quando nel 1913 conobbe per la prima volta Gauguin e Matisse, scrisse nel suo diario che in questi due pittori egli percepì un ”ordine oggettivo” che gli procurò “la stessa eccitazione della precisione numerica dei pianisti Neri”  concludendo che sarebbe dovuto diventare un artista <moderno>”.E, ancora, l’11 ottobre del 1948 Davis scrisse nel suo diario “… Arte non ha nulla a che vedere con la Logica o con la Sensibilità. Ha a che fare con l’impulso Intuitivo realizzato nell’Atto. L’Atto è il Fatto e comprende tutte le qualità dell’arte …”  Questa definizione potrebbe affibbiarsi paro paro alla musica jazz. La vera questione per Davis non è COME DIPINGERE, ma COSA DIPINGERE. Nel 1943 scrisse infatti “le cose che.. mi hanno fatto venir voglia di dipingere, vecchie lavorazioni americane in legno e ferro; l’architettura dell’epoca della Guerra Civile e dei grattacieli; i colori vivaci delle stazioni di benzina, le facciate esterne dei magazzini e i taxi; la musica di Bach; la chimica sintetica; la poesia di Rimbaud; il viaggiare velocemente con il treno, l’auto e l’aeroplano, che ha portato prospettive nuove e multiple; le insegne elettriche, il paesaggio e le barche di Gloucester, Mass; gli utensili da cucina dei negozi da 5 e da 10 centesimi, i film e la radio; il piano vibrante di Earl Hines e la musica nera jazz in generale”.
  2. 43
    Noël Carroll insegna attualmente presso la
    City University of New York e rappresenta una delle figure di maggior rilievo nel campo della filosofia dell’arte. Il suo lavoro si muove all’interno dell’approccio analitico, riflettendo sulle pratiche artistiche per individuare i concetti che le caratterizzano e ne contraddistinguono l’operatività. Lungo questa direttrice ha spesso problematizzato la resistenza della filosofia dell’arte nei confronti, per esempio, delle scienze cognitive o della psicologia evoluzionista; diffidenza o aperta ostilità che ha condotto molti studiosi a tematizzare il fenomeno artistico esclusivamente in termini culturali. Dal suo angolo prospettico, invece, è necessario integrare approcci provenienti da discipline diverse, mostrando come l’uno possa innervare gli altri: per Carroll, l’arte possiede un carattere universale e rappresenta un plesso che risponde a esigenze e compiti differenti, “l’arte è parte del tessuto delle nostre vite e può essere inteso solo quando è visto nell’interezza del suo contesto sociale, culturale e biologico”.
    Arte e memoria